Le strategie di Wylab post Covid: puntare sempre di più sul coworking

di ALBERTO BRUZZONE

Come sarà la nostra vita post pandemia? Quali nostre abitudini risulteranno cambiate per sempre? Che cosa ci porteremo dietro da questa drammatica esperienza? Riusciremo a salvare qualche aspetto positivo? Ci saranno anche occasioni di crescita e di sviluppo, oppure soltanto una crisi generalizzata? Come ci potranno venire incontro la tecnologia e le competenze smart? Come potranno essere applicati o proseguiti concetti come il dislocamento, il lavoro da remoto, la casa-ufficio, la vita multitasking?

Mentre si è ormai in Fase 2 e, se tutto andrà bene, ci si metterà prima o poi alle spalle questa emergenza sanitaria, sembra giusto iniziare a interrogarsi su queste e su numerose altre questioni: sia per non restare indietro sia per guardare, in particolare al nostro territorio, in termini propositivi e non necessariamente incentrati sul mugugno e sulle polemiche.

Sulla parte tecnologica, l’incubatore Wylab è pronto a fare la sua parte, come sempre sin dal 2016, anno della sua fondazione.

Nasce l’Airbnb dello smart working
Le seconde case come luogo di lavoro privilegiato, il contesto ambientale, la possibilità di restare comunque interconnessi ma lavorando in luoghi dove la qualità della vita è decisamente migliore: sono tematiche che da sempre vengono toccate nel Tigullio e sulle quali è partita, nel 2016, anche l’avventura dell’incubatore Wylab, nato anche nella precisa direzione di far tornare ‘a casa’ i nostri talenti, andati a fare esperienza all’estero o in importanti realtà italiane.

Bello notare come poi tutti questi discorsi siano stati ripresi dal ‘Sole 24 Ore’ che, in un articolo pubblicato qualche settimana fa, ha proprio parlato del business delle seconde case a ‘uso ufficio’.

È nato infatti un Airbnb parallelo, rispetto a quello turistico: ed è l’Airbnb per il lavoro da remoto. Per il momento è partito tra Roma e Milano, ma sono già moltissime le realtà della Riviera di Levante che si stanno muovendo in questa direzione.

Roberta D’Onofrio, romana di 44 anni, è tra le prime ad averci creduto: “Da casa vacanza a smart office, il passo è breve. Per i proprietari si tratta di fare un piccolo investimento per adattare gli appartamenti, in modo da assicurare il distanziamento e le precauzioni sanitarie. Per i clienti, singoli oppure aziende che hanno interesse a trovare dei luoghi in cui i propri dipendenti possano lavorare con serenità e concentrazione, una possibilità in più. Penso che i numeri ci siano e che ci siano i margini per pensare allo sviluppo di quest’iniziativa, che è un’idea piccolissima, ma può ora aiutare a sostenere i proprietari in questa fase di emergenza e in futuro andare a convivere con l’offerta tradizionale aggiungendo un nuovo target, differente”.

La soluzione degli incubatori e degli spazi di coworking
Telelavoro, incubatori e seconde case, insomma, nel caso del Tigullio possono formare una splendida sinergia. Su tutti questi temi, grazie al team di Wylab, ci proponiamo di diventare una sorta di pensatoio, volto a valorizzare il meglio che abbiamo dalle nostre parti e il meglio che possiamo offrire. Ecco perché l’emergenza sanitaria può produrre pure qualche aspetto positivo e legato allo sviluppo.

I team di lavoro, nelle ultime settimane, hanno percorso nuove modalità e sinergie e i dipendenti hanno acquisito un nuovo senso di libertà, spesso con un conseguente aumento della produttività: anche per questo, la prospettiva di tornare a una giornata lavorativa in un ufficio vecchio stile sembra quasi impossibile.

I dati che sostengono i vantaggi del lavoro smart sono in circolazione da anni: nove mesi fa, uno studio di Stanford concludeva che chi lavora da remoto è il 13% più produttivo rispetto a chi lavora in ufficio. Ma niente è paragonabile all’attuale emergenza globale, che ha costretto gran parte della popolazione mondiale nel più grande esperimento di smart working di sempre. In questa circostanza, imprenditori e manager hanno dovuto abbandonare qualsiasi resistenza verso il lavoro da remoto.

E mentre questa pandemia ha spinto imprenditori e aziende a rivedere le proprie strategie di business e i propri costi, alcune soluzioni come il telelavoro sembrano essere diventate un cambiamento a lungo termine di cui non potremo più fare a meno. Un sondaggio di Gartner, condotto a marzo di quest’anno, ha rivelato che il 74% dei CFO intende spostare almeno il 5% dei dipendenti in posizioni permanentemente da remoto una volta conclusa l’emergenza del Covid 19.

Una risposta molto semplice, per garantire ai propri team un’area di lavoro sicura che rispetti tutte le misure di sicurezza necessarie per affrontare il mondo post Covid è il coworking.

Smart working, infatti, significa trovare un equilibrio che si traduce in un team ad alte prestazioni, guidato da efficienza e produttività. Un risultato che si può ottenere solo bilanciando le esigenze aziendali e quelle dei propri dipendenti in un ambiente di lavoro flessibile, e il coworking è progettato appositamente per questo.

Al momento tutti i coworking, e quindi anche Wylab, hanno riorganizzato i propri spazi per rispondere alle normative governative e di sicurezza, ridisegnando le planimetrie, le aree comuni e il modo in cui le persone interagiranno. Spazi di coworking tengono infatti alla propria community tanto quanto le aziende tengono ai propri dipendenti, e hanno come obiettivo quello di creare luoghi di lavoro alternativi che mettono al primo posto la salute, la produttività e le esigenze delle persone. Il coworking da sempre offre enormi vantaggi alle aziende e ai propri dipendenti (flessibilità, networking, attività complementari come eventi e formazione), ma oggi fornisce anche soluzioni per affrontare la nuova normalità lavorativa che ci attende.

I servizi offerti da Wylab
Anche a Wylab ci siamo riorganizzati, non solo nel rispetto delle regole indicate dal Governo, ma anche cercando di venire incontro a tutte le esigenze della nostra community, composta da startup e freelance.

Ecco alcune delle misure di sicurezza che abbiamo messo a punto:

  • Fornitura di gel antibatterico e installazione di distributori in vari punti di controllo
  • Fornitura DPI per chi fa accesso agli spazi
  • Rilevamento temperatura corporea
  • Riallocazione degli spazi per garantire il rispetto delle distanze di sicurezza
  • Sale riunioni aggiuntive con limitazioni per i partecipanti e soluzioni digitali alternative
  • Spazi eventi riconvertiti in spazi di coworking
  • Scrivanie nominali
  • Rispetto del distanziamento come da protocollo condiviso DPCm

Community e innovazione

Il Coronavirus ha messo a dura prova le interazioni sociali ma, allo stesso tempo, ha anche messo in luce il valore e l’importanza di far parte di una community. Le persone stanno già riscoprendo e ripensando come incontrarsi e connettersi restando al sicuro. Questo è anche un altro incredibile vantaggio di essere all’interno di uno spazio di coworking.

Far parte di una community di innovatori è come avere un ampio team di esperti che circonda la propria azienda e i propri dipendenti. Dà luogo a un senso di appartenenza che si estende a un ecosistema più ampio di imprenditori e professionisti. Facilita l’innovazione, grazie a conversazioni inaspettate.

Si possono trovare supporto, talento e professionisti guidati dalla stessa passione, ma anche diversità culturali: uno studio di McKinsey dimostra un aumento del 35% delle performance aziendali rispetto agli standard del proprio settore. Da tutto questo si può ripartire, anche più forti di prima.

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