Tecne inventa il guanto “intelligente” che registra e misura le performance dei fighters

di ALBERTO BRUZZONE

“The Future of Combat Training is here”: è arrivato il futuro dell’addestramento al combattimento. Si presenta con questo manifesto, ambizioso ma perfettamente rispondente alla realtà, la startup Tecne: un’idea rivoluzionaria per il mondo dello sport, in particolare per quelle discipline legate alla lotta, che è entrata a pieno titolo nel network di Wylab, alla voce tecnologie applicate alle attività sportive e in grado di migliorare nettamente non solo gli allenamenti ma anche le prestazioni stesse degli atleti, professionisti e non.

Tecne nasce dall’idea di tre ragazzi di Rapallo: si chiamano Sergio Calza, Davide Guagni e Marco Migliorati, sono grandi appassionati di sport, in particolare di arti marziali, e un giorno si rendono conto che, nel loro ambiente, manca qualcosa di tecnologico, che pure potrebbe essere molto utile. Ovvero, un dispositivo in grado di registrare, analizzare, catalogare e misurare non solo la quantità, ma pure la qualità dei colpi dati, al fine di ottenere una serie di statistiche per migliorare la propria prestazione sportiva.

I primissimi passi
Ecco qui servita l’idea: creare un guanto supertecnologico, che sfruttando l’intelligenza artificiale possa essere di grande ausilio non solo all’atleta stesso, ma pure al suo coach e a tutto lo staff.

Sergio, Davide e Marco partono da zero, come spesso avviene in tante altre avventure di successo, a tutte le latitudini. «Siamo tre appassionati di arti marziali – raccontano – e ci siamo trovati a frequentare la stessa palestra di Rapallo. È qui che ci siamo conosciuti». Sergio è un insegnante, Davide uno dei suoi allievi, quindi arriva Marco a fornire e aggiungere le sue competenze.

Il guanto-intelligente è ancora lontano: «All’inizio – proseguono i tre soci di Tecne – decidiamo di approfondire la nostra passione per i brand sportivi e per la grafica, per creare qualcosa di professionale. Nel nostro ambiente abbiamo diverse conoscenze, ed è così che ci andiamo a proporre ad Alessio Sakara, il primo e più importante fighter in Italia per quanto riguarda le arti marziali miste, che combatte abitualmente in America. Abbiamo iniziato curando il suo brand e, per un paio di anni, abbiamo gestito il suo e-commerce. È stato in questa fase, osservando da vicino un atleta professionista, che ci siamo detti: perché non creare un guanto sensoriale che possa tenere traccia delle prestazioni di uno sportivo sia durante la fase di allenamento che durante quella di combattimento, e che possa fornire il quadro dettagliato della propria performance? Ci sembrava una novità assoluta, e pure una sfida molto interessante e stimolante, che abbiamo deciso di cogliere».

Le tre fasi del progetto
Correva l’anno 2014. Sergio, Davide e Marco si lanciano in questa avventura, attraverso tre fasi: «La prima è stata l’autofinanziamento, che ci ha portato anzitutto a capire come l’idea fosse percorribile. In questa fase, ci siamo avvalsi della consulenza da parte del Politecnico di Milano. Abbiamo subito depositato il brevetto. La prima realizzazione pratica è stata quel guanto che ancora oggi chiamiamo con affetto ‘Frankenstein’, perché aveva tutti i fili a vista collegati ai sensori. Qui, c’è stato il primo tentativo di aumento di capitale, attraverso le cosiddette 3 F: friends, families and fools, ovvero amici, familiari e ‘visionari’. Abbiamo raccolto centomila euro per lo sviluppo del primo prototipo, trovando un grande seguito nella nostra cerchia di conoscenze e nella nostra palestra di Rapallo».

E così, pienamente incoraggiati dai primi riscontri, i tre fondatori di Tecne decidono di andare avanti. Un primo, inaspettato stop, non li scoraggia: «Anzi – ricordano oggi – ci è servito al contrario per darci un forte scrollone. Quando abbiamo perso la prima parte di capitale, eravamo di fronte a un bivio: o andare avanti cercando altre risorse, oppure mollare tutto. Ma noi ci credevamo davvero, e siamo andati avanti. Grazie al Mediocredito Centrale abbiamo ottenuto altri duecentomila euro, quindi una società specializzata ci ha aiutato per la parte hardware. Siamo giunti alla fine del prototipo e abbiamo potuto industrializzare i primi cento pezzi, testandoli presso il nostro centro di Rapallo».

L’incontro con Wylab
La strada è lunga, ma a questo punto un po’ più spianata, rispetto a prima. A dare l’ulteriore spinta, ecco l’incontro con Wylab, che entra nel gruppo insieme a Virtual. E siamo ai giorni d’oggi, con il primo lancio a livello nazionale e la prospettiva di debuttare nel mercato degli Stati Uniti, dove le arti marziali vanno fortissime.

L’auspicio è di poterlo fare verso la fine del 2020. Il guanto supertecnologico non è più il modello “Frankenstein”, ovviamente, ma, al contrario, un oggetto bellissimo e molto ergonomico. Si chiama Sensor Wraps MK II: «In realtà – precisano Sergio, Davide e Marco – non è più un guanto, bensì un sottoguanto, che va a sostituire il bendaggio delle mani. Ci è parsa la soluzione più completa, anche per lasciare liberi gli atleti nella scelta dei loro guantoni, che è sempre un fatto molto personale. Il nostro prodotto è stato studiato in collaborazione con fighters professionisti e riproduce in tutto e per tutto il bloccaggio tipico delle bende».

Il funzionamento
Ma come funziona il Sensor Wrap MK II? Tramite la tecnologia Bluetooth, il sottoguanto dialoga con una app e comunica tutta una serie di dati: «Ci sono varie tipologie – spiegano gli “inventori” del prodotto – Allenamento a vuoto, allenamento con il coach, allenamento con lo sparring partner, e poi le modalità che simulano, invece, il combattimento. L’applicazione registra quanto forte è stato tirato un determinato colpo, con quanta esplosività, quanta precisione, il tipo di pugno, il numero di pugni e la performance in generale, in modo da ottenere una mappatura totale dell’andamento non solo di un allenamento o di una gara, ma dell’intera stagione agonistica. Sul mercato, e lo possiamo dire con orgoglio, non esisteva uno strumento simile, capace di farti capire se sei migliorato o meno. C’è inoltre la possibilità di condividere le prestazioni, creando un network di sportivi: abbiamo contribuito a creare una visione nuova, nel modo di praticare le arti marziali. È sempre necessario, comunque, un coach che sia in grado di analizzare le statistiche».

Le prospettive future
Il Sensor Wrap MK II è pronto a entrare in commercio: «Inizieremo a breve. Intanto, siamo stati contattati da una società canadese, dove lavora un esperto di algoritmi legati agli sport da combattimento: l’obiettivo è sviluppare ulteriormente il nostro progetto».

L’altra prospettiva forte sono gli Stati Uniti: «Siamo entrati in contatto con l’American Top Team di Miami, che è la miglior palestra al mondo per quanto riguarda le arti marziali miste, con quarantadue sedi internazionali. In Italia, la sede è a Roma, il rappresentante è Alessio Sakara. Infine, nelle scorse settimane, abbiamo mostrato il nostro sottoguanto anche a New York, precisamente a Joe DeGuardia, che è fondatore e Ceo di Starboxing, una società promozionale di boxe che è in funzione sin dal 1992. Pure qui abbiamo riscosso parecchio interesse. Continuiamo a lavorare, sempre più convinti che il nostro prodotto avrà successo».

Colpo dopo colpo, Sergio, Davide e Marco stanno portando avanti la loro ‘rivoluzione’, il loro Next Gen Combat Training’, come ricordano sul loro sito, con un’altra formula assai indovinata.

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